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Conflitto USA-Iran, mercati in rialzo e dollaro debole: cosa sta succedendo davvero?

Data pubblicazione: 25 giugno 2025

Autore: Giulio Filieri

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Rappresentazione visiva dell'articolo: Conflitto USA-Iran, mercati in rialzo e dollaro debole: cosa sta succedendo davvero?

Giugno è stato un mese intenso per i mercati finanziari. Tra attacchi militari tra Stati Uniti e Iran, decisioni cruciali della Federal Reserve e il continuo indebolimento del dollaro, gli investitori si sono trovati davanti a un mix di incertezze e opportunità.

In questo articolo facciamo il punto su ciò che è accaduto, su come i mercati hanno reagito e su cosa potrebbe significare per chi investe.

Attacco USA ai siti nucleari iraniani: escalation militare ma segnali di distensione

La notte del sabato 21 giugno, gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco militare mirato contro tre siti nucleari iraniani strategici: Fordow, Natanz e Isfahan. L’operazione, condotta con bombardieri stealth B‑2 e missili Tomahawk, ha causato danni definiti “estremamente gravi” dal Pentagono. Lo scopo era frenare i progressi dell’Iran nell’arricchimento dell’uranio e nel possibile sviluppo di un’arma nucleare. L’intervento arriva dopo settimane di tensioni, innescate da precedenti raid israeliani su obiettivi iraniani. Questa azione rappresenta il primo coinvolgimento diretto degli USA nel conflitto tra Iran e Israele, scatenando reazioni internazionali dure, tra cui le condanne di Russia, Cina e Unione Europea.

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Immagine: Trump durante l'attacco ai siti nucleari iraniani

Iran risponde, ma il canale di Hormuz resta aperto (e i mercati festeggiano)

La risposta iraniana è arrivata nelle ore successive, con un attacco missilistico a una base americana in Qatar (Al Udeid). Fortunatamente, non ci sono stati né morti né danni gravi, e l’operazione è stata interpretata come un atto simbolico. Donald Trump, oggi figura molto presente nel dibattito politico, ha commentato definendolo un attacco “molto debole” e ha rilanciato un messaggio distensivo: “It’s time for peace.” Il vero punto di svolta però è stato un altro: lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale, non è stato bloccato. Questo ha tranquillizzato i mercati globali e portato a un ribasso immediato del prezzo del petrolio, sceso da oltre 75 $ a circa 65 $ al barile. In parallelo, i principali indici azionari statunitensi, come l’S&P 500 e il Nasdaq, hanno chiuso la giornata in rialzo, con guadagni vicini all’1%.

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Immagine: Fonte "Corriere della Sera" - La produzione e il transito del greggio attraverso lo stretto di Hormuz

Federal Reserve: nessun taglio dei tassi per ora

Nel frattempo, la Federal Reserve ha deciso di mantenere invariati i tassi d’interesse, rimandando eventuali tagli. Il motivo principale è la persistenza di un’inflazione sopra il target. Nonostante le pressioni – tra cui le critiche dell’ex presidente Trump – la Fed ha confermato un approccio prudente: niente tagli finché non sarà chiaro che l’inflazione è sotto controllo. Per gli investitori, questo significa un contesto di tassi ancora alti, ma anche segnali di stabilizzazione che potrebbero aprire a opportunità selettive nel medio periodo.

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Grafico: Variazione tassi di interesse FED

Euro forte, dollaro debole: cosa significa per chi investe in titoli USA

Un altro elemento che ha influenzato i portafogli europei è il cambio euro/dollaro. Da inizio anno, il dollaro ha perso oltre il 10% rispetto all’euro. Questo può creare confusione: molti investitori vedono i propri investimenti in azioni USA in leggero calo, ma in realtà non è il titolo a perdere valore, è il cambio che ne riduce la performance in euro. La conseguenza è che, pur in presenza di mercati azionari in ripresa, i rendimenti percepiti dagli investitori europei risultano compressi. Un aspetto tecnico, ma fondamentale da considerare quando si valuta la bontà di un investimento estero.

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Grafico: cambio Dollaro/Euro da inizio anno al 24/06/2025

Cambio al vertice in Kering: Luca de Meo lascia Renault

Nel settore del lusso, la notizia che ha fatto più rumore è stata la nomina di Luca de Meoex CEO di Renault e figura di spicco della scuola Marchionne – alla guida del gruppo Kering, proprietario di brand come Gucci, Saint Laurent e Balenciaga. L’ingresso di de Meo è stato accolto positivamente dai mercati: il titolo Kering è salito del 13%, mentre Renault ha perso l’8%, segno del peso strategico di questo passaggio.

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Immagine: Luca De Meo, futuro CEO di Kering

Cosa fare ora: restare lucidi e focalizzati

In un contesto così turbolento, tra geopolitica e politica monetaria, è normale sentirsi incerti. Ma è proprio in queste fasi che è importante restare focalizzati sulla propria strategia. La volatilità può creare timori, ma anche opportunità per chi sa interpretare i segnali e mantenere la rotta.


Hai liquidità da investire o vuoi fare un check-up al tuo portafoglio? Resto a disposizione per confrontarci sull’attuale contesto di mercato, analizzare insieme la composizione dei tuoi investimenti o valutare opportunità per chi dispone di liquidità e vuole impiegarla con una strategia coerente ai propri obiettivi.


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